Ex stazione frigorifera, da polo culturale a commerciale. E dopo Eataly l’abbandono

di Giorgio Massignan

Nel 1987 il Comune di Verona acquisì l’intera area demaniale dei Magazzini generali e dal 1999 tutta l’area venne sottoposta a vincolo come patrimonio di archeologia industriale.

Il ministero dei Beni culturali riconobbe al complesso un alto valore quale testimonianza dell’epoca di industrializzazione della città, in tutti i suoi aspetti e contenuti.  Nel 2002 la Fondazione Cariverona acquistò dal Comune di Verona l’area degli ex Magazzini Generali. L’accordo prevedeva il vincolo di destinare il complesso alla realizzazione di un grande polo culturale e museale per la città. 

Ma, appena acquisita l’area, la Fondazione avviò un programma di abbattimenti di tutti gli edifici con vincolo indiretto. Dei 28 edifici del prezioso compendio di archeologia industriale ne rimasero meno della metà. Furono rimosse anche le rotaie che giustificavano la caratteristica e funzionale disposizione planimetrica ad albero degli immobili.  Non è chiaro come, nonostante il vincolo di archeologia industriale ne prevedesse il restauro, si sia potuto intervenire con abbattimenti e ristrutturazioni. Probabilmente l’obiettivo della proprietà era quello di superare i diversi vincoli e di parcellizzare i vari edifici per attuare scelte d’uso differenziate che privilegiassero le funzioni più redditizie, come quelle commerciali, terziarie e direzionali.

Per ottenere questa possibilità era necessaria la sdemanializzazione dell’area pubblica, operazione favorita anche da proposte di riqualificazione della stessa con ipotesi di dare vita a un Polo culturale e un auditorium in una zona, la ZAI, che ne avrebbe avuto e ne ha un oggettivo bisogno. E infatti la Fondazione, appena acquisita l’area, sostenne il recupero della zona come “sede museale della fondazione acquirente, nonché altre attività istituzionali nei settori dell’arte, della conservazione e valorizzazione dei beni e attività culturali”.

Una volta ottenuta dallo Stato la sdemanializzazione, la proprietà ridimensionò le aspettative limitandosi a “uno spazio polifunzionale da adibire ad auditorium per lo svolgimento di spettacoli e manifestazioni” e un archivio da adibire a “polo archivistico regionale”. Tutto il resto uffici e commercio.

Nel 2011 la Fondazione Cariverona ottenne i primi cambi di destinazione d’uso da culturale a direzionale e, in una prima fase, arrivarono la sede centrale dell’Unicredit e la Glaxo.  Nel 2012 ci furono le modifiche del vincolo e delle obbligazioni legate al contratto di alienazione dell’area. In sostanza, la Soprintendenza regionale (non quella veronese) stabiliva che l’auditorium, che non fu mai realizzato, e l’archivio di Stato erano sufficienti a definire l’area Polo culturale.

Nel 2013 la Fondazione Cariverona ottenne ulteriori cambi di destinazione d’uso da culturale a terziario. Nel 2014 anche la Stazione frigorifera perse la destinazione d’uso culturale e venne destinata a funzioni commerciali. Nello stesso anno iniziò la sua ristrutturazione, con il vincolo conservativo del solo involucro esterno. Nel 2015 la Giunta Tosi cambiò ulteriormente le destinazioni d’uso dell’area, aumentando il commerciale e il terziario, permettendo di insediare un Polo commerciale e un ristorante, aprendo così le porte dell’edificio dell’ex ghiacciaia a Eataly.

La delibera del centrodestra spaccò i voti del Pd, tre consiglieri votarono a favore e cinque si astennero. L’intera area fin dal 1994 ospitava varie attività di associazioni culturali, che vennero fatte sgomberare. Ora l’ex stazione frigorifera è vuota, perché Eataly, dopo tre anni, se n’è andata.

Il Movimento popolare Distretto Pop Verona ha raccolto oltre cinquemila firme per chiedere che gli Ex Magazzini Generali tornino ad avere destinazione culturale.

Scritto da: Laura Lorenzini