La Uila: “Chiusura stretto di Hormuz: calo fino al 30% delle semine di mais”

La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe causare pesanti ripercussioni sul lavoro agricolo in Veneto. L’impennata del costo del gasolio agricolo e dei fertilizzanti porterà, infatti, ad un calo stimato fino al 30% delle semine di granoturco rispetto al 2025. Una tegola che colpirà l’intera catena agroalimentare, compresa la zootecnia che su quel mais si regge.

È il grido d’allarme lanciato dalla Uila – Unione italiana dei lavori agroalimentari del Veneto al congresso regionale, che si è svolto all’hotel Bologna di Mestre. Erano presenti Roberto Toigo, segretario regionale di Uil Veneto; Enrica Mammucari, segretaria generale Uila nazionale; e Dario Bond, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto.

Daniele Mirandola, segretario regionale della Uila, è stato chiaro: “Dobbiamo essere pronti a tutelare tutti i lavoratori che contribuiscono alla ricchezza dell’agroalimentare veneto, che esporta oltre 10 miliardi di euro ogni anno – ha detto -. È il motore principale dell’economia regionale non solo nel vitivinicolo, ma anche nella trasformazione alimentare, con prodotti come l’Asiago dop, il Grana Padano, le eccellenze avicole, i prodotti ittici, la grande industria conserviera. Il Veneto si conferma regione fondamentale per la produzione delle eccellenze agroalimentari e se non tuteliamo i lavoratori del settore con contratti degni, salari adeguati, condizioni di lavoro sicure, quell’eccellenza comincerà lentamente a sgretolarsi”.

L’agroalimentare veneto sta cambiando pelle: secondo i dati snocciolati dalla Uila i lavoratori over 60 sono cresciuti del 4,9%, mentre la componente femminile è scesa al 31,4% del totale, con oltre 5.800 lavoratrici perse in dodici mesi.  E quasi un lavoratore su due è nato all’estero. “Quella degli stranieri è una componente cresciuta del 6% nel numero e di oltre il 9% nelle giornate lavorate: un pilastro del Made in Italy che merita risposte concrete in termini di integrazione, non solo di impiego – ha rimarcato Mirandola -. Gli elenchi anagrafici 2025 dei lavoratori agricoli ci consegnano un quadro in evoluzione. Per la prima volta la media delle giornate lavorate pro capite superano il tetto delle 100 giornate annue, segnale di una tendenza verso una maggiore professionalizzazione. A conferma di ciò, il numero di operai che lavorano meno di 10 giornate è calato del 4,5%. Sono dati che descrivono un mercato del lavoro in profondo cambiamento strutturale. L’agricoltura non è più un settore avventizio e residuale da gestire anno per anno. È un pilastro industriale maturo, che richiede tutele solide, contrattazione avanzata e una visione di lungo periodo”.

Sul fronte del lavoro la Uila vede con favore una banca dati condivisa con Veneto Lavoro — l’agenzia regionale per il mercato del lavoro — che consenta una migliore lettura della mobilità del mercato del lavoro agricolo. Attualmente questo progetto è attivo nella provincia di Verona, ma l’auspicio sarebbe poterlo estendere progressivamente a tutto il Veneto. “Ogni anno, alla fine di una campagna, decine di migliaia di lavoratori escono dal sistema portando con sé competenze mai documentate né valorizzate. – spiega il segretario regionale – Una banca dati regionale delle competenze permetterebbe di valorizzare e reinserire questo capitale umano. Gli enti bilaterali, insieme a Veneto Lavoro, possono costruirla. Quello che vogliamo affermare è il contrario di uno sfruttamento del lavoro come leva competitiva: le persone che lavorano in questo settore vanno valorizzate, investendo su di loro con formazione continua, salari adeguati, responsabilità crescenti e coinvolgimento reale nei processi aziendali. È la condizione perché il sistema continui a funzionare. Perché se tra cinque anni le persone competenti saranno andate altrove, non ci sarà nessuna eccellenza da esportare”.

Infine, la Uila ha ricordato come non ci sia difesa del made in Italy senza lotta al caporalato: “È fondamentale collegare i punteggi di assegnazione dei contributi del Psr all’adesione delle aziende alla rete del lavoro agricolo di qualità e alla corretta adesione alla bilateralità”, ha concluso Mirandola.

Scritto da: Laura Lorenzini