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La bozza del nuovo Decreto Legge Bollette sta sollevando un polverone nel mondo agricolo, e Confagricoltura non ha tardato a far sentire la propria voce.
Il nodo del contendere è il meccanismo dei Prezzi minimi garantiti (Pmg) per gli impianti a biogas e biomasse: la proposta attuale prevede infatti un loro azzeramento graduale (il cosiddetto decalage), oltre a escludere tutti quegli impianti con incentivi in scadenza che non hanno ancora presentato domanda.

Questa scelta, se confermata, rischia di innescare un vero e proprio effetto domino. Molte realtà agricole hanno investito pesantemente negli ultimi quindici anni per integrare la produzione energetica nelle loro attività. Tagliare i prezzi minimi garantiti significa, per molte di esse, affrontare il rischio concreto del fallimento.
Questi impianti, infatti, non servono solo a produrre energia elettrica “verde” e programmabile. Sono essenziali per gestire in modo ecologico i residui agricoli e i reflui degli allevamenti, trasformandoli in digestato (un fertilizzante naturale) e riducendo le emissioni in atmosfera. Senza di essi, verrebbe meno un pilastro della tutela di suolo e acqua.

Le imprese si sono appena mosse per adeguare motori e tecnologie, spesso utilizzando i fondi del Pnrr per rispettare le nuove, rigide norme sulla sostenibilità dei biocombustibili. Vedersi togliere il sostegno proprio ora renderebbe vano tutto il lavoro tecnico e amministrativo svolto finora. Confagricoltura ha, dunque, chiesto un intervento immediato alle autorità competenti per una revisione profonda della norma, definendo la proposta attuale “insostenibile”.
L’obiettivo è salvare una filiera che non produce solo energia, ma garantisce resilienza e autonomia a tutto il settore primario italiano.