Il cammino è lungo, ma i primi risultati si vedono. Il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente evidenzia un miglioramento nella qualità dell’aria rispetto all’anno precedente.
Nel 2025, la centralina Arpav di Borgo Milano ha registrato 44 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 µg/m³), rispetto ai 66 giorni rilevati nel 2024. Questo rappresenta una riduzione di circa un terzo delle giornate di sforamento.
Nonostante questo progresso, Verona si conferma tra le città italiane con il maggior numero di sforamenti. A livello regionale, Verona è risultata la città veneta con il maggior numero di sforamenti, seguita da Rovigo (37 giorni) e Venezia (36 giorni). Lo scorso anno Verona risultava, però, 3° in classifica a livello nazionale.
“La qualità dell’aria nel bacino padano è un problema strutturale – spiega Tommaso Ferrari, assessore all’ambiente – che va affrontato a più livelli istituzionali sia con fondi mirati e extra-ordinari dal Governo centrale sia con maggiori risorse regionali in particolare per migliorare il trasporto pubblico locale, come ha anche recentemente ribadito il sindaco Damiano Tommasi. Le città in questo contesto possono e devono continuare a fare la loro parte investendo sia in mobilità cittadina, migliorando le infrastrutture di mobilità e aumentando l’offerta di mobilità a basse emissioni sia con la riqualificazione energetica”.
Per quanto riguarda le medie annuali delle concentrazioni di inquinanti nel 2025, Verona ha registrato: PM10: 29 µg/m³, PM2.5: 17 µg/m³, NO₂: 22 µg/m³.
Questi valori, pur rientrando nei limiti attuali, risultano superiori ai futuri standard europei previsti per il 2030, che fissano soglie più restrittive per tutelare la salute pubblica.