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Si è chiusa la 58ª edizione di Vinitaly, con 90.000 presenze da 135 nazioni. Confagricoltura Verona è stata protagonista nello stand istituzionale con l’evento “Vitivolution: evoluzione del modello vitivinicolo veneto” e un focus sul “Wine Tech Challenge”, il programma di open innovation avviato da Eatable Adventures con il sostegno di UniCredit, nell’ambito delle attività del Verona Agrifood Innovation Hub.
“Vitivolution”, evento in collaborazione con la rete Innosap, è stato un approfondimento dedicato all’innovazione tecnologica e alla competitività del comparto vitivinicolo, con l’intervento di esperti dell’Università di Padova, di Verona e del Crea-Ve, oltre a rappresentanti del settore, per delineare le prospettive future del vino veneto.

Ha introdotto l’incontro Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona, sottolineando di come oggi ci sia una grande necessità di una viticoltura sempre più sostenibile, che possa essere supportata da nuove tecnologie e dalla ricerca per far fronte a cambiamenti climatici, fitopatie e un minore impatto di agro farmaci.
Riccardo Muradore, professore associato di Sistemi intelligenti e robotici dell’Università di Verona, ha parlato dell’evoluzione dei modelli previsionali in viticoltura, tra rover autonomi e gemelli digitali, spiegando che il vigneto, nel prossimo futuro, vedrà una stretta sinergia tra persone esperte, come gli agronomi, che organizzeranno il lavoro di sistemi robotici dotati di intelligenza e autonomia. “Oggi, per ridurre i costi, rispondere ai cambiamenti climatici, e garantire qualità e quantità della produzione, è necessario innovare il monitoraggio autonomo e continuo del vigneto – ha detto – con l’analisi automatica dei dati per ricavare informazioni utili, e automatizzare la cura del vigneto con sistemi che integrano robotica e intelligenza artificiale”.

Davide Quaglia, professore associato di Sistemi di elaborazione delle informazioni dell’Università, ha spiegato che molti progetti sono in corso e che occorrerebbe far conoscere sempre di più i loro risultati, rendendoli utilizzabili dai viticoltori e dalle cantine. “In futuro mi immagino un vigneto in cui dati satellitari, dati provenienti da sensori sul campo e dati acquisiti dalle macchine operatrici, sia autonome sia guidate dall’essere umano, vadano ad alimentare il Gemello Digitale del vigneto stesso, che permetterà di pianificare le strategie agronomiche più efficaci ed e efficienti in quel momento”.
Francesco Marinello, professore ordinario di Meccanica agraria dell’Università di Padova, ha detto che oggi otto imprese agricole italiane su dieci sono pronte a investire nella digitalizzazione, segnando una svolta importante nell’alfabetizzazione informatica del settore. “Il modello vitivinicolo veneto sta evolvendo verso una forma di sostenibilità smart, in cui innovazione e gestione agronomica si integrano sempre più strettamente. Si sta diffondendo una crescente familiarità con strumenti come droni, sistemi di supporto alle decisioni, tecnologie di campo e applicazioni a rateo variabile, che consentono interventi più mirati ed efficienti. Si sta passando da una gestione uniforme a una gestione di precisione, più consapevole, capace di valorizzare le specificità del territorio e di rispondere in modo più rapido alle nuove sfide”.

Riccardo Velasco, direttore del Crea-ve, il Centro di ricerca in viticoltura ed enologia, ha rimarcato come, sempre di più, un’attenzione importante andrà posta sull’utilizzo delle varietà resistenti alle malattie fungine. “Le varietà già disponibili promettono già ottimi risultati, le prossime alla registrazione ancora di più – ha annunciato -. I grandi consorzi stanno ponendo la dovuta attenzione all’argomento per cui i disciplinari delle denominazioni potrebbero accogliere i resistenti, con una particolare attenzione a ciò che offriranno le nuove biotecnologie ecocompatibili ad aprile 2026, dopo la redazione del nuovo Regolamento Europeo sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita”.

Nel focus sul “Wine Tech Challenge”, Filippo Federico, ecosystem manager di Verona Agrifood Innovation Hub, ha posto l’accento sul ruolo e sulle attività della filiera agrifood made in Italy. Pietro Bianchetta, senior innovation consultant, ha illustrato il programma innovativo che connette le migliori startup tecnologiche con aziende vitivinicole d’eccellenza, per individuare soluzioni che trasformano il futuro del vino attraverso innovazione sostenibile e tecnologia all’avanguardia.