Ondata di calore: in provincia di Verona produzione di latte in calo fino al 25%

L’eccezionale ondata di calore che sta interessando il territorio veronese sta mettendo a dura prova gli allevamenti bovini. Gli allevatori parlano di una situazione che, per intensità e durata delle temperature elevate, non trova precedenti negli ultimi anni e che sta compromettendo il benessere degli animali con calo di produzione e della redditività delle aziende.

Riferisce Elisa Carcereri, presidente dei Giovani Agia di Cia Agricoltori Italiani – Verona: “Le stalle, che negli ultimi anni hanno investito in impianti di ventilazione e raffrescamento, sostenendo costi molto elevati sia per la realizzazione sia per i consumi energetici che sono esorbitanti in questi giorni, riescono soltanto a contenere gli effetti dello stress termico. Nonostante queste tecnologie, la produzione di latte registra comunque riduzioni che possono raggiungere il 15%. Negli allevamenti che non dispongono di tali sistemi, il calo produttivo può arrivare fino al 20-25%”.

Alla base di questo fenomeno c’è una precisa risposta fisiologica dell’animale. Nei bovini la fermentazione del rumine, attraverso l’attività dei microrganismi che trasformano le fibre alimentari, produce una notevole quantità di calore metabolico, il cosiddetto incremento termico dell’alimentazione. Quando le temperature ambientali diventano eccessive, gli animali riducono spontaneamente l’ingestione di alimento per limitare la produzione di ulteriore calore e mantenere più stabile possibile la temperatura corporea. Aumenta, invece, in modo significativo il consumo di acqua, che può arrivare anche a raddoppiare”.

La minore assunzione di alimento determina una riduzione della produzione di latte – spiega Carcereri -, ma anche alterazioni del metabolismo energetico, un indebolimento generale dell’organismo e una maggiore predisposizione alle infezioni, imponendo agli allevatori un controllo costante dello stato sanitario della mandria. Il caldo modifica, inoltre, il comportamento degli animali. Le bovine tendono a limitare al minimo gli spostamenti e rimangono in piedi per molte ore, caricando il peso sempre sugli stessi punti degli arti. Una condizione che può favorire l’insorgenza di problemi podali e locomotori, aggravando ulteriormente lo stato di sofferenza”.

Le conseguenze non si esauriranno con il ritorno di temperature più miti. Lo stress termico incide infatti anche sugli indici di fertilità, con effetti che continueranno a manifestarsi nelle prossime settimane, rallentando il recupero produttivo delle aziende.

L’attenzione nelle stalle è ai massimi livelli – fa presente la presidente dei Giovani -. Gli allevatori stanno facendo tutto il possibile per tutelare il benessere degli animali, ma di fronte a fenomeni climatici di questa intensità anche le aziende più attrezzate non riescono ad azzerarne gli effetti. Stiamo attendendo un rapido abbassamento delle temperature, pur sapendo che le conseguenze produttive e riproduttive continueranno a farsi sentire anche dopo la fine dell’emergenza”.

 

Scritto da: Laura Lorenzini