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Con il voto dell’Europarlamento, che ha respinto gli emendamenti presentati per abbassare la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia dal 45% al 20%, l’Europa ha deciso di non tutelare il settore del riso dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia.
“Siamo stupefatti che l’Unione Europea non abbia recepito quella che è una necessità impellente del settore – sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona – per garantire un meccanismo di difesa tempestivo rispetto agli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli di Paesi come Myanmar e Cambogia. Non voler abbassare la soglia significa mantenere uno stato di crisi gravissimo, per i nostri risicoltori scaligeri, dato che i prezzi sono crollati di oltre il 50%. Una situazione insostenibile, che mette a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali e impedisce di poter competere in un mercato globale sempre più instabile”.

Il momento è difficilissimo per il mercato del riso, segnato da un forte calo delle quotazioni: i prezzi attuali risultano oltre la metà rispetto allo scorso anno. Secondo i dati Ismea, il Vialone Nano, che è la qualità più diffusa nel veronese, viaggia oggi sotto i 480 euro a tonnellata, quando un anno fa arrivò a 1.300 euro. Ed è un crollo continuo, se si pensa che due mesi fa era quotato a 600 euro.

“Siamo molto preoccupati – dice Filippo Sussi, presidente regionale dei risicoltori di Confagricoltura e titolare dell’azienda agricola Le Colombare di Nogarole Rocca – perché c’è un’invasione di riso dall’estero che sta mettendo in sofferenza tutta la nostra produzione. Speravamo che fosse abbassata la soglia della clausola per mettere un limite, invece assisteremo impotenti ad un’ondata di importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici. Tonnellate di riso arrivano a prezzi inferiori, grazie a costi di produzione inferiori dovuti a prodotti da noi vietati e sfruttamento della manodopera. Impossibile far quadrare i conti, perché con i prezzi che ci pagano adesso non copriamo i costi di produzione, tutti in rialzo a cominciare dal gasolio, che trascina in un vortice negativo tutte le altre voci, come sementi e fertilizzanti. La conseguenza è che caleranno le semine, già partite a inizio aprile, e quindi la produzione. Anche se alternative non ce ne sono, dato che tutti i seminativi hanno un andamento sfavorevole”.